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December 31 AUGURI DI UN FELICE ANNO NUOVOIL GRUPPO CICLISTICO AUGURA A TUTTI GLI APPASSIONATI, E A TUTTI I VISITATORI UN FELICE ANNO NUOVO...BUONA PEDALATA A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! November 29 LA STORIA DELLA BICICLETTALa storia della bicicletta
Si deve a Leonardo da Vinci, nel 1493 circa, la prima idea concreta di bicicletta. Tra le caratteristiche che più meravigliano sono le ruote di ugual grandezza, una sella fissata sull‘asse posteriore e una trasmissione a catena sulla ruota posteriore azionata da un meccanismo a pedali. Dopo il progetto precursore di Leonardo da Vinci, devono trascorrere tre secoli prima che rinasca l‘interesse per il mezzo a due ruote. Non si conosce il costruttore del Célerifère: veicolo in legno dalla forma di cavallo, su due ruote uguali disposte in linea, costruito alla fine del XVIII secolo. Per farlo avanzare era necessaria la spinta dei piedi. Tre anni dopo quella macchina, ribattezzata Vélociferè, era diventata un passatempo per i giovani di Parigi. L‘invenzione dello sterzo si deve a Karl Friedrich Christian Ludwig Freiherr Drais von Sauerbronn che nel 1817 costruì una macchina in legno composta da un telaio e due ruote disposte in linea di uguale grandezza, con l‘anteriore in grado di sterzare. Il 24 aprile 1861 Pierre e Ernest Michaux ottennero un brevetto francese per lo sfruttamento economico del velocipede a trazione anteriore da loro ideato. Il 7 luglio 1868 i fratelli Hanlon, ottennero a New York un brevetto per l‘applicazione di anelli in gomma intorno alle ruote metalliche al fine di renderle meno rumorose e di ridurre la tendenza a slittare. Essendo i pedali del velocipede fissati alla ruota anteriore, vennero aumentati i diametri di queste per ottenere una maggiore velocità. Nel 1869 W.F. Reymolds e J.A.Mays brevettarono una ruota con raggi in filo metallico che agivano da tiranti in sostituzione dei raggi rigidi che agivano da puntoni. Per rendere il biciclo più sicuro era necessario spostare il centro di gravità all‘indietro. Tuttavia l‘arretramento della sella rendeva meno comoda la pedalata; un modo per risolvere il problema era quello di sostituire i pedali con un meccanismo a leve che si prolungasse all‘indietro. John Beale aveva già brevettato un meccanismo di questo genere nel 1869, dove però il ciclista non faceva un moto rotatorio con le gambe, ma in su e in giù. Nel 1878 George Singer brevetto un nuovo sistema dove la pedalata risultava rotatoria. Questa nuova classe di bicicli venne nominata „Ordinary di sicurezza“. Nel 1877 il francese Rousseau, costruì i primi ingranaggi moltiplicatori con trasmissione a catena, applicati alla ruota anteriore. Nel 1879 H.J. Lawson ottenne un brevetto per un biciclo con trasmissione a catena sulla ruota posteriore. Lawson la chiamò „Bicyclette“. John Kemp Starley, nipote di James Starley, e William Sutton, presentarono nel 1885 il „Rover“: una nuova macchina con ruota anteriore da 36 pollici, sterzo con asta di accoppiamento, trasmissione a catena sulla ruota posteriore e telaio dall‘aspetto „quadro“, dal quale deriva ancora quello in uso.
2.2 La storia della pedalataLa bicicletta è subito ritenuto un mezzo di trasporto importante e la sua evoluzione ne determina il successo e l‘espansione. La bicicletta nasce senza pedali: saranno poi i fratelli Michaux a introdurre i pedali sul velocipede. Nella storia dello sviluppo della bicicletta non si parla di come mai si sia iniziato a pedalare avanti invece che indietro. Ecco alcune supposizioni plausibili: - naturalezza del movimento (vado in avanti, pedalo in avanti) - semplicità a livello meccanico Questi due punti possono sicuramente essere stati sufficienti a far accettare ai tempi la variante in avanti, dato che l‘obiettivo principale era stato raggiunto: spostarsi su di un mezzo meccanico. Ai giorni nostri tutti i progetti e i nuovi prodotti sviluppati puntano ad una certa qualità, che molte volte è sinonimo di prestazione. Ai tempi la prestazione non era un fattore così determinante quindi la variante all‘indietro, da quanto abbiamo trovato, non venne considerata. Con il nostro lavoro risponderemo al seguente quesito: lo sviluppo della bicicletta con la pedalata in avanti è stato veramente casuale oppure già ai tempi c‘erano motivi legati alla fatica (prestazione) che resero preferenziale quella avanti? November 28 CONTROLLA LA TUA POSIZIONEPer evitare i disturbi a carico dei sistemi osseo e articolare è importante il controllo della posizione in bici. In caso contrario possono insorgere dolorose patologie. In questo articolo parleremo cercheremo dunque di spiegare che cosa si intende per “postura” e quali siano i rapporti tra postura e ciclismo. La postura può essere definita come la posizione assunta nello spazio dai vari segmenti corporei (arti superiori, inferiori, tronco, capo) risultante dalla tensione muscolare e fasciale (tendini, fasce muscolari, giunzioni muscolo-tendinee) e dipendente dallo sviluppo e conformazione del sistema osteoarticolare. Il sistema nervoso centrale e periferico collabora ricevendo ed elaborando i messaggi che giungono dal corpo e dall’ambiente esterno e coordinando l’attività muscolare al fine di raggiungere e mantenere l’equilibrio posturale. Gli squilibri del sistema muscolare e fasciale determinano atteggiamenti scorretti (o paramorfismi) in genere correggibili con esercizi specifici di ginnastica. Le anomalie scheletriche, come lunghezze differenti degli arti e deviazioni della schiena legate ad anomalie dello sviluppo dei corpi vertebrali (ad esempio scoliosi), sono definite come dismorfismi e non sono correggibili. Il controllo della postura Il controllo della postura prevede l’osservazione dell’atleta in posizione eretta frontale, laterale e posteriore. Un corretto studio della postura deve essere inoltre completato da una valutazione della mobilità articolare e della funzionalità muscolare. Una mobilità ridotta è da considerarsi anomala quanto un'eccessiva mobilità. Per ogni articolazione sono possibili solo determinati movimenti, la cui ampiezza dipende dalla sua conformazione, dalla lunghezza e dalla tensione dei muscoli e dall’elasticità e dall’integrità dei legamenti e della capsula articolare. Nella valutazione muscolare si deve tenere conto non solo della forza di un muscolo (agonista), ma anche della forza del muscolo che svolge l’azione opposta (antagonista). Ad esempio, i muscoli che estendono il ginocchio sono e devono essere più forti dei muscoli che lo flettono, mentre nel braccio i muscoli flessori dell’avambraccio sono e devono essere più forti degli estensori. L'equilibrio muscolare Ecco entrare in gioco il concetto di equilibrio muscolare. Se pensiamo oltre che ai muscoli che si utilizzano prevalentemente per muoversi, ai muscoli che servono a farci mantenere determinate posizioni appare chiara l’importanza dell’equilibrio muscolare sulla postura. Il mantenimento dell’equilibrio è raggiunto grazie alle continue modifiche della tensione di muscoli agonisti ed antagonisti. Un muscolo non deve quindi mai essere considerato come separato dal suo antagonista e deve essere inoltre considerato nell’insieme dei movimenti a cui partecipa. Nel pedalare, ad esempio, oltre al ginocchio si muovono anche la caviglia e l’anca, e l’alternanza dei movimenti dei due arti incide sull’equilibrio della schiena, soprattutto se si sta pedalando in piedi. Viene così introdotto un nuovo concetto, quello di catena cinetica. La catena cinetica E' formata dai vari segmenti corporei che, in movimento e non, realizzano l’armonia del gesto. Se si considera in questo modo l’atleta, si può immaginare come complessa sia la valutazione di un movimento e come qualunque fattore che interviene nell’alterare questi equilibri possa nel tempo generare disturbi. Nello spazio il corpo assume una posizione senza vincoli esterni che limitino la ricerca di un equilibrio. In bicicletta il corpo umano assume una posizione che dipende dalla forma, dalle misure e dall’impostazione della bicicletta stessa, oltre che dalle caratteristiche morfologiche dell’atleta. La scelta del telaio normalmente si basa su alcune dimensioni corporee come l’altezza e la lunghezza degli arti, mentre l’impostazione della posizione deve tenere conto anche della qualità della postura. L’impostazione della posizione sul mezzo comprende la regolazione della posizione del sellino, del manubrio, la scelta della lunghezza dell’attacco e delle pedivelle e, in ultimo, il posizionamento delle tacchette fermapiede sulla scarpa. Nell’impostazione della posizione si devono rispettare i “range” di movimento fisiologici delle varie articolazioni, che devono inoltre essere poste in condizioni di massima resa da un punto di vista biomeccanico. Ogni articolazione, infatti, consente di esprimereil massimo della forza entro certi valori angolari e questo è possibile solo quando si rispettano le caratteristiche anatomiche dell’articolazione stessa. Di fronte a certe alterazioni posturali è necessario apportare delle modifiche che a volte possono alterare la simmetria del mezzo. Tuttavia non sempre è corretto modificare la posizione per venire incontro all’atleta: deve essere l’atleta che, attraverso un programma di rieducazione posturale adeguato, viene adattato al mezzo meccanico correttamente impostato. Ma può anche essere necessario procedere di pari passo modificando periodicamente l’assetto sul mezzo in funzione dei risultati ottenuti con la rieducazione fino al raggiungimento di un equilibrio ottimale. Il controllo A tutto ciò si può giungere solo grazie a controlli specifici. L’atleta che presenta o vuole prevenire disturbi a carico dell’apparato osteoarticolare e muscolare deve sottoporsi ad un controllo della postura standard e della postura sul mezzo sia in condizioni statiche che dinamiche. Questi disturbi possono a volte essere causati da sovraccarichi cronici e microtraumi ripetuti legati ad una non adeguata posizione oppure ad erronee posizioni assunte spontaneamente o per errate abitudini. Qualora non vengano prontamente riconosciuti possono sfociare in veri quadri patologici definiti tecnopatie (malattie legate all’uso di prodotti della tecnica), a volte altamente invalidanti e la cui cura può richiedere una correzione chirurgica o costringere l’atleta ad abbandonare l’attività sportiva. IL GINOCCHIOIl ginocchio può essere considerato un vero delicatissimo snodo del pedalare. Ma è vincolato soprattutto alla posizione del piede e del bacino. Il ginocchio è sicuramente la struttura maggiormente sollecitata nel pedalare. Il piede è vincolato al pedale, il bacino poggia sulla sella, mentre il ginocchio è obbligato a muoversi fra questi due vincoli e la sua azione ne è dipendente. Sia la posizione del piede sul pedale che la posizione della sella influiscono positivamente o negativamente sul ginocchio stesso. La forza esercitata dall’arto inferiore sul pedale passa obbligatoriamente attraverso il ginocchio. Le forze agenti sul ginocchio sono contrapposte: da un lato i muscoli della coscia spingono per distenderlo ed imprimere forza sul pedale, dall’altro il pedale esercita una forza contraria che si oppone al suo movimento. La relativa libertà di cui gode il ginocchio, libero non solo di piegarsi e distendersi, ma anche di essere portato verso l’interno o l’esterno e di essere ruotato, può determinare sovraccarichi causa di frequenti ed importanti disturbi a suo carico. Se i disturbi a carico delle altre articolazioni sono rari, ad eccezione forse della schiena, le patologie del ginocchio sono molteplici ed alcune tipiche dell’attività ciclistica. Spesso sono causa di lunghi e obbligatori periodi di stop ed impediscono all’atleta di prepararsi adeguatamente alle gare, mentre rendono il passatempo del cicloturista una vera e propria sofferenza. Bisogna comunque aggiungere che i disturbi al ginocchio sono quelli più facilmente eliminabili correggendo la posizione in bicicletta. Difatti quando si ricerca la posizione ideale sulla bicicletta, si deve partire proprio mettendo il ginocchio nelle condizioni migliori per lavorare. Come è fatto un ginocchio Il ginocchio è formato da due articolazioni. Una formata dalla tibia, osso della gamba, e dal femore, osso della coscia, l’altra formata dalla rotula e dal femore. Il perone secondo osso della gamba, assieme alla tibia, entra a far parte dell’articolazione del ginocchio seppure non direttamente. § Tra il femore e la tibia sono posti i menischi, la cui funzione è quella di migliorare i rapporti fra le due ossa e formare una specie di sistema di ammortizzazione che ne limita l’usura. Il ginocchio è mosso soprattutto dai muscoli della coscia. Davanti il quadricipite femorale, così chiamato perché formato da quattro muscoli che si riuniscono in un unico tendine, il tendine rotuleo. Il quadricipite distende il ginocchio. Dietro i muscoli posteriori della coscia, tra cui il bicipite femorale, che piegano il ginocchio. I disturbi muscolari e tendinei del ciclista sono soprattutto a carico del quadricipite e del tendine rotuleo, principali strutture deputate ad imprimere forza sul pedale. Un ulteriore tendine sofferente può nessere quello del tensore della fascia lata situato sul lato esterno del ginocchio. Sono diversi i legamenti che mantengono unito il ginocchio, ma i legamenti del ginocchio raramente creano problemi al ciclista, così come i menischi. Ginocchia con lesioni sia meniscali che legamentose spesso sono in grado di pedalare senza disturbi. Un unico legamento può causare problemi al ginocchio: il legamento alare. I legamenti alari sono due situati ai lati della rotula e la cui funzione è quella di limitare i movimenti laterali della rotula stessa. Per quanto riguarda la conformazione, l’arto inferiore normale, cosiddetto “dritto”, presenta la gamba e la coscia allineate. Nelle gambe cosiddette “storte” il ginocchio può presentarsi in dentro, “gambe a X”, o in fuori. Nel primo caso si parla di ginocchio valgo, nel secondo di ginocchio varo. Di queste due condizioni a volte si deve tenere conto nel posizionare il ciclista sulla bicicletta. Il ginocchio che pedala Durante la pedalata il movimento del ginocchio risulta semplice. Il ginocchio si piega durante la fase di recupero e si distende durante la fase di spinta in un movimento ciclico regolare e continuo. Visto dal davanti, il ginocchio ben impostato, si muove su e giù in linea retta senza movimenti laterali. A livello del punto morto superiore il ginocchio deve raggiungere la flessione massima ed a livello del punto morto inferiore deve raggiungere l’estensione massima. A volte ciò non avviene, e la causa può essere un eccessivo avanzamento o arretramento della posizione in sella, o ancora una pedivella di dimensioni non adeguate. Le patologie più frequenti La parte del ginocchio che più facilmente va incontro a problemi è l’articolazione femoro-rotulea. La causa risiede nel sovraccarico cui va incontro l’articolazione durante la fase di spinta. Il quadricipite quando distende il ginocchio schiaccia la rotula contro il femore e questa forza è tanto maggiore quanto più è piegato il ginocchio. La continua pressione ed il continuo sfregamento usura la cartilagine e determina dolori localizzati anteriormente e/o ai lati della rotula. In generale la zona dolente è più di frequente sul lato interno della rotula. La causa risiede spesso in una errata posizione, con la sella troppo bassa o eccessivamente avanzata. L’avanzamento della sella può dipendere da un telaio troppo dritto, con un angolo a livello del tubo piantone eccessivo. Cause predisponenti possono essere malallineamenti della rotula, che tende in genere a spostarsi verso l’esterno. Cause scatenanti possono essere l’uso di rapporti troppo lunghi ad inizio della preparazione e soprattutto programmi invernali di allenamento con i pesi che mirano al potenziamento del quadricipite. A questo proposito si deve ricordare che l’eccessivo carico rotuleo si ha quando si flette eccessivamente il ginocchio. Quindi nel potenziare il quadricipite si dovrebbero eseguire prevalentemente esercizi in cui il ginocchio lavora solo negli ultimi gradi di distensione. Questo tipo di esercizi svolgono anche una azione preventiva. Negli ultimi 30° gradi di estensione lavora difatti soprattutto una parte del quadricipite che ha la funzione di stabilizzare la rotula. Per curare e prevenire quindi questo tipo di patologia, chiamata “condropatia femoro-rotulea”, si deve correggere la posizione in sella, generalmente alzando ed arretrando la posizione, e svolgere un intenso programma di rieducazione e potenziamento del ginocchio, facendolo lavorare negli ultimi 30° di estensione. Il tendine rotuleo Il tendine rotuleo è quel tendine situato subito al di sotto della rotula. La sua funzione è quella di distendere il ginocchio trasmettendo la forza esercitata dal quadricipite. Come tutti i tendini può, sovraccaricato, diventare dolente durante l’attività fisica ed alla palpazione. Si parla in questo caso di tendinopatia o tendinite. La tendinopatia rotulea ha delle cause simili a quelle descritte parlando della rotula. Anche in questo caso influiscono una posizione bassa ed avanzata sulla sella. Una causa predisponente deve essere ricercata nella caviglia, che spesso in questi casi prona durante la fase di spinta, ovvero tende a ruotare internamente verso il pedale. L’utilizzazione di un plantare specifico antipronazione può essere d’aiuto. Il tendine del quadricipite Il tendine del quadricipite è situato subito sopra la rotula ed unisce il muscolo alla rotula stessa. Il tendine avvolge la rotula e diventa il tendine rotuleo che si inserisce sulla tibia. Il tendine può diventare dolente sia alla palpazione che durante la fase di spinta ed il dolore può essere localizzato sia sulla parte interna che esterna. È in genere più frequente nel ciclista il dolore esterno. Anche in questo caso la causa può risiedere in una posizione in sella avanzata e bassa. Inoltre può entrare in causa un difetto di posizione del fermapiede, eccessivamente avanzato o ruotato sia internamente che esternamente. Cause predisponenti possono essere inoltre malallineamenti come in caso di ginocchio varo e valgo. Nel caso di ginocchio varo può essere indicato allontanare il piede dalla pedivella di alcuni millimetri, mentre nel caso di ginocchio valgo può essere indicato un plantare oppure uno spessore fra scarpa e pedale che inclini il piede. Un programma pesistico invernale o una scorretta preparazione possono essere cause scatenanti. I dolori Un dolore a livello della parte interna del ginocchio può dipendere da patologie a carico del legamento che stabilizza la rotula: il legamento alare. La causa può risiedere in una scorretta posizione della sella o in errati ed eccessivi programmi di allenamento. A volte può entrare in causa un errato posizionamento del fermapiede, eccessivamente ruotato verso l’esterno. Questi disturbi sono abbastanza seri, nel senso che se, correggendo la posizione e modificando i programmi di allenamento, con l’aiuto anche di terapie specifiche, non scompaiono, può essere indicato il trattamento chirurgico. Il dolore sulla parte esterna del ginocchio può essere causato dalla benderella ileotibiale. In causa può entrare una posizione della sella eccessivamente arretrata o eccessivamente alta, oppure il fermapiede ruotato internamente. In caso di pronazione del piede può essere utile l’uso di un plantare specifico. Al livello della parte posteriore del ginocchio e della coscia, la struttura più di frequente sofferente è il tendine del bicipite femorale. La causa può risiedere in una posizione eccessivamente alta ed arretrata della sella. RISPETTA LA SCHIENAPiegare in modo non corretto la colonna vertebrale durante la pedalata può procurare disturbi dolorosi e irreversibili. Ecco alcuni consigli per evitare fastidiose patologie. La schiena è la parte del corpo che spesso crea i problemi più complessi da risolvere. Per quanto riguarda il ciclista, l’esperienza insegna che i dolori dipendono più di frequente dalla schiena che non da una posizione scorretta. A volte le misure ideali della bicicletta devono essere modificate per venire incontro ad una schiena che non è in grado di adattarsi alla posizione corretta. La maggior parte dei problemi sono di natura funzionale, ovvero legati a squilibri muscolari e/o a scarsa mobilità. Una schiena rigida e debole poco sopporta le sollecitazioni cui è sottoposta durante l’attività fisica. Prima di pensare alla posizione sulla bicicletta si deve quindi effettuare un accurato controllo della postura e una valutazione della mobilità articolare e della forza muscolare. Nel controllo posturale si verifica il corretto allineamento della schiena e, soprattutto, si verifica se eventuali anomalie siano legate ad abitudini a tenere posizioni scorrette, oppure ad alterazioni ossee. L'atteggiamento scoliotico può essere corretto e guarito con appositi esercizi di rieducazione, a scoliosi è legata ad una deformazione e ad uno scorretto sviluppo osseo ed è quindi incorreggibile. Nella valutazione della mobilità articolare si evidenziano eventuali parti della schiena rigide, incapaci di piegarsi, inclinarsi o ruotare sufficientemente. Nella valutazione della forza muscolare si verifica la validità dei muscoli nel sostenere e nel muovere la schiena. Il ciclista, specie con l’avanzare degli anni, deve avere rispetto per la sua schiena e dovrebbe dedicare un quarto d’ora, mezz’ora quasi tutti i giorni all’esecuzione di specifici esercizi di mobilizzazione e rafforzamento muscolare. E' consigliabile, inoltre, dedicare del tempo alla preparazione in palestra, rivolto a ristabilire i giusti equilibri dell’apparato scheletrico e muscolare. Il programma deve prevedere esercizi di stretching, di mobilizzazione articolare e di rafforzamento muscolare che coinvolgano soprattutto la schiena ed il bacino. Particolare attenzione deve essere rivolta alla mobilizzazione della cervicale, all’allungamento della muscolatura anteriore della coscia ed al rafforzamento dei muscoli addominali, dei glutei, dei muscoli della schiena (paravertebrali). In questo modo è possibile prevenire la maggior parte dei disturbi a carico della schiena. Com’è fatta la schiena? La schiena è formata dalle vertebre poste le une sulle altre. La possiamo immaginare come una torre di tanti cilindri (le vertebre) fra i quali sono posti delle specie di cuscini di un materiale più morbido dell’osso (i dischi intervertebrali) che hanno la funzione di facilitare i movimenti ed ammortizzare i carichi. La schiena termina in alto articolandosi con la testa ed in basso con il bacino. La schiena si divide in più parti: la parte cervicale, che corrisponde al collo e che si articola con la testa, la parte dorsale, che corrisponde al torace e su cui si articolano le coste, la parte lombare, che è l’ultima parte che attraverso il sacro si articola con il bacino. Fanno ancora parte della schiena il sacro ed il coccige, che sono la parte terminale. Ciascuno di questi tratti ha una sua specifica mobilità, ovvero consente prevalentemente solo determinati movimenti ed i punti chiave della mobilità sono situati nei punti di transizione, ovvero dove la cervicale diventa dorsale e la parte dorsale diventa lombare. Vista da dietro la schiena deve presentarsi perfettamente dritta, mentre vista di fianco presenta delle curve che sono anomale solo quando sono troppo o troppo poco marcate. La parte dorsale della schiena si deve presentare lievemente curva (cifosi) e si parla di “dorso curvo” solo quando questa curva risulta eccessivamente marcata. Le parti lombare e cervicale presentano anch’esse delle curve che sono esattamente opposte a quella dorsale (lordosi). In questi casi se le curve sono eccessivamente accentuate si parla di iperlordosi lombare o cervicale. I dolori del ciclista Il ciclista soffre soprattutto di disturbi a livello cervicale. Come frequenza i dolori cervicali sono seguiti dai dolori a livello dorsale e, per ultimo, a livello lombare. Se si pensa alla posizione che si deve assumere sulla bicicletta se ne comprende immediatamente il motivo. Il ciclista sta in bicicletta con il busto piegato in avanti per essere il più aerodinamico possibile. In questa posizione, soprattutto se le mani sono poste sui freni o sulla parte inferiore del manubrio, il ciclista è costretto a piegare indietro la cervicale per potere guardare in avanti ed osservare la strada. La muscolatura della cervicale viene così particolarmente sollecitata dovendo inoltre assumere e mantenere una posizione non naturale. La schiena è costruita per stare in piedi, e la posizione naturale della cervicale è quella che mantiene la testa dritta con lo sguardo diretto in avanti. Inoltre la cervicale è costruita soprattutto per piegare la testa verso il basso piuttosto che verso l’alto. La parte dorsale segue la cervicale e risente della posizione della testa eccessivamente piegata indietro. Le braccia si articolano con il corpo a livello del passaggio fra la parte cervicale e dorsale della schiena. L’azione di presa sul manubrio si ripercuote così sia a livello della cervicale che del dorso, soprattutto per la tensione che viene esercitata attraverso le spalle. Sugli eventuali disturbi incidono in particolare la lunghezza del telaio, o meglio la distanza fra la punta del sellino ed il manubrio, ed eventualmente forma e dimensioni del manubrio. In linea generale la larghezza del manubrio deve essere vicina alla larghezza delle spalle. Quando impugna la parte inferiore del manubrio o i freni, il ciclista non deve essere costretto a stringere le spalle contro il tronco, come avverrebbe in caso di manubrio eccessivamente stretto. Un particolare forse banale, vista la nota “pignoleria” dei ciclisti, è di verificare che i freni siano fissati sullo stesso piano, in quanto un non allineamento determinerebbe una rotazione del tronco con possibile insorgenza di dolori a livello dorsale e cervicale. La lunghezza del telaio La lunghezza del telaio influisce sia in senso negativo che positivo, essendo i disturbi correlati sia ad una eccessiva che ad una insufficiente lunghezza del corpo della bicicletta. Anche la differenza tra l’altezza della sella e del manubrio può determinare problemi. Difficile dare dei suggerimenti generali viste le forme e le dimensioni variabili dei manubri e visto che la lunghezza del telaio dipende anche da esigenze meccaniche finalizzate ad una migliore resa della bicicletta (guidabilità, tenuta di strada). Se la posizione è corretta il ciclista si sente a proprio agio e riesce a rilassare completamente la muscolatura della schiena. Vista di profilo la sua schiena appare incurvata armonicamente senza presentare eccessivi ingobbimenti. Un metodo empirico suggerito da alcuni è di verificare che la distanza fra la punta del sellino ed il manubrio corrisponda alla distanza fra il gomito e la punta delle dita. Tale rilevazione risulta nella maggioranza dei casi corrispondere più alla distanza tra la punta del sellino e l’attacco della pipa ed è pertanto da considerare poco indicativa. Più corretto risulta, invece, verificare che, impugnando la parte inferiore del manubrio, con uno dei pedali parallelo al tubo obliquo, il gomito sfiori il ginocchio più vicino al manubrio. Un’altra possibilità è di verificare che, sempre impugnando la parte inferiore del manubrio e fissando la parte orizzontale del manubrio, lo sguardo non riesca a vedere il mozzo della ruota anteriore, nascosto dallo stesso manubrio. Per quanto riguarda la differenza fra l’altezza della sella e del manubrio, il cosiddetto fuori-sella, non dovrebbe essere inferiore ai 4 cm, cioè la parte superiore del manubrio deve essere più bassa del sellino di almeno 4 cm. La correzione della distanza sella-manubrio deve essere effettuata utilizzando una pipa di adeguate dimensioni e non operando sul sellino, in quanto verrebbe alterata la corretta posizione dell’arto inferiore con il rischio di patologie a carico specie del ginocchio. I disturbi a carico della parte lombare risentono meno della lunghezza del telaio e possono essere legati ad una scorretta inclinazione della sella. Se la punta della sella è inclinata verso l’alto, il bacino ruota posteriormente (movimento di retroversione) e le strutture lombari vengono ad essere sollecitate. Inoltre sia con la punta del sellino inclinata troppo verso l’alto o verso il basso, può entrare in gioco lo sforzo delle braccia e della schiena necessario ad evitare di scivolare con il bacino in avanti o indietro. Anche un’eccessiva altezza del sellino, oltre a problemi all’arto inferiore, può causare dolori lombari legati alle oscillazioni che il bacino compie affinché il piede spinga sul pedale fino al fondo della fase di spinta. In altre parole ad ogni pedalata il bacino compie un movimento come se il ciclista volesse scendere dalla sella. Quest’ultimo meccanismo descritto viene anche chiamato in causa nei dolori lombari legati ad una differente lunghezza degli arti inferiori (dismetrie). Le dismetrie degli arti inferiori Per dismetria degli arti inferiori si intende una differente lunghezza delle gambe. Tale anomalia, abbastanza frequente, se inferiore al centimetro, in genere non causa eccessivi disturbi, se di maggior entità può causare dolori a livello lombare. La valutazione richiede una visita specialistica ed a volte la necessità di eseguire un controllo radiografico al fine di verificare se la differente lunghezza degli arti è legata alla coscia od alla gamba. A completamento di queste indagini è poi importante effettuare uno studio cinematico durante la pedalata per verificare l’effettivo comportamento e le differenze fra i due arti durante l’esecuzione del gesto atletico. Qualora risulti che la differenza fra i due arti è la causa dei dolori lombari, si deve procedere a correggere tale differenza. La posizione in linea di massima viene impostata sull’arto più lungo ed in seguito si procede a correggere la dismetria. Le possibilità sono due: posizionare un rialzo a livello del pedale oppure spostare la tacchetta in senso antero-posteriore (avanti o indietro). Per chi usa ancora i pedali tradizionali è possibile trovare dei pedali più alti, mentre chi usa i moderni pedali automatici deve posizionare il rialzo tra la suola della scarpa e la tacchetta ferma piede. L’uso di un plantare con rialzo non è adatto, in quanto normalmente si usa sollevare solo il tallone. Tale accorgimento è corretto per la vita di tutti i giorni, ma non ha senso in bicicletta, in quanto l’appoggio del piede avviene a livello del pedale solo con la parte anteriore e non con il tallone ed è quindi a questo punto che si deve intervenire. Il rialzo non deve superare i 5 mm anche in caso di dismetrie più importanti, salvo casi particolari. Per quanto riguarda la posizione della tacchetta, questa deve essere arretrata dal lato dell’arto più lungo. Anche in questo caso la differenza fra i fermapiedi delle due calzature non deve superare i 5 mm. Ideale in questi casi per non alterare eccessivamente la posizione del piede sul pedale è di arretrare il fermapiedi dell’arto più lungo di 2-3 mm ed avanzare, sempre di 2-3 mm il fermapiedi dell’arto più corto. Con un piccolo spostamento dei due fermapiedi si ottiene così una differenza di 5-6 mm senza variare eccessivamente la zona di spinta. In linea generale qualora la differenza fra i due arti sia dovuta alla coscia si dovrebbe operare sull’avanzamento, arretramento del ferma piede, se, invece, è dovuta alla gamba, si dovrebbe optare per il rialzo. A volte, se necessario, specie in caso di dismetrie importanti, si può operare sia con il rialzo che spostando il fermapiedi. Questo tipo di correzione è abbastanza delicata e dovrebbe essere effettuata da personale specializzato. Il problema maggiore è di stabilire se la causa dei disturbi è effettivamente da attribuire alla dismetria. Le dismetrie sono più di frequente sintomatiche in chi pratica attività sportive come la corsa ed i giochi di squadra, in cui il peso del corpo viene sostenuto dagli arti inferiori e non da un mezzo meccanico come la bicicletta. Il più delle volte il ciclista si adatta perfettamente ad una dismetria senza manifestare alcun sintomo. |
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